lunedì 21 giugno 2010

dal Notiziario CAI Verona del maggio 2008...

Parliamo ancora del Rifugio Biasi del Cai di Verona.
Sperando di non "ledere" troppo il copyright alleghiamo sotto un interessante articolo storico comparso sul Notiziario CAI di Verona, del maggio 2008.

di Ezio Etrari
Il Rifugio Gino Biasi e l'imperatrice Sissi
Assai movimentate furono le vicissitudini che portarono alla costruzione del rifugio Gino Biasi (già rifugio Regina Elena, già rifugio Città di Torino, già Kaiserin Elisabethhaus, già Beckerhaus) la cui storia è stata ampiamente illustrata nella monografia (1994) che la Sezione di Verona pubblicò in occasione dei cento anni dall'inaugurazione. Ora, invece, ricorrendo quest'anno il 1100 anniversario della tragica morte dell'Imperatrice Sissi, desideriamo soffermarci su questa leggendaria figura la cui immagine, ancor oggi, aleggia intorno al rifugio che fu a lei intitolato.
Pensiamo che nessun'altro personaggio femminile della storia più recente, godette, della popolarità di cui ancor oggi gode l'Imperatrice Elisabetta d'Austria (1837-1898), tanto da creare intorno a lei miti e leggende mai sopite. La storia, gli scritti, ed i filmati, sono stati gli artefici di quell'immagine oleografica che l'hanno raffigurata come una donna mite, semplice, romantica. Dotata di un fascino particolare, dovuto non solo alla sua bellezza, ma anche alla spontaneità, alla fragilità e nello stesso tempo alla sua forza interiore, Sissi incantava chiunque la incontrasse. personaggio misterioso ed affascinante, dalla complessa e poliedrica personalità, cambiò il suo amabile comportamento dopo la morte (1889) del principe ereditario Rodolfo; da allora la Regina perse ogni gioia di vivere: vestiva sempre di nero, ed evitava ogni contatto con il prossimo.
Tuttavia, mentre ancora ferveva la leggendaria costruzione del rifugio, era partita, senza molte
speranze che fosse accolta, la domanda all'Imperatore Francesco Giuseppe 10 affinché concedesse il privilegio di dedicare il nuovo rifugio all'Imperatrice. La domanda non solo fu accolta, ma si ventilò pure la possibilità che la Regina partecipasse all'inaugurazione. Varie vicissitudini, politiche e personali, (impegnata com'era nei continui viaggi e nei molti interessi culturali con i quali cercava di sopire il profondo malessere che la perseguitava) non consentirono alla sovrana di presenziare all'inaugurazione, ma l'invito di visitare il rifugio rimase. Nell'agosto del 1898, mentre la Regina era in vacanza all'Hotel Lago di Carezza, fu combinato un incontro casuale con il dott. Arnold (promotore e artefice di quel manufatto). Fu un colloquio cordiale e decisivo: la sovrana, nuovamente invitata, si disse disposta a salire al suo rifugio, stabilendo la visita per l'ultima settimana di settembre. Ci si mise subito al lavoro per agevolare il percorso e renderlo accessibile alla Regina ed al suo seguito. Sui piani orizzontali e sui piani inclinati già predisposti per la miniera imperial-regia di Monteneve, gli illustri ospiti avrebbero dovuto raggiungere da Vipiteno il villaggio dei minatori di S. Martino a Monteneve. Qui l'opera di cinquanta minatori rese in breve tempo cavalcabile il sentiero fino alla Croda Nera di Malavalle. Con una comoda slitta la sovrana avrebbe poi proseguito attraverso il ghiacciaio fino alla base del Bicchiere, per raggiungere infine la cima a piedi. Tutto era pronto, quando ad infrangere i sogni degli organizzatori, e della popolazione che tanto l'amava, il 10 settembre 1898 (pochi giorni
prima del tanto desiderato evento) giunse da Ginevra il dispaccio con il quale si comunicava che l'Imperatrice era stata uccisa dall'anarchico Luigi Licheni. Il desiderio di salire al rifugio della loro sfortunata Regina, indusse un sempre maggior numero di alpinisti ad affrontare il non agevole percorso: nel 1911 i visitatori furono ben 1950. Ma i prodromi della guerra tolsero ogni velleità alpinistica. Con la fine del tragico conflitto alla Sede Centrale del CAI furono assegnati (1921) dal Ministero della Guerra tutti quei rifugi di proprietà delle associazioni estere, venutisi a trovare entro i confini italiani. La gestione del Beckerhaus fu assunta (1926) dalla sezione CAI di Torino che non badò a spese e fatiche per ripristinarlo. Il rifugio cambiò nome e divenne il Regina Elena - Città di Torino, ritornando subito a nuova vita tanto da registrare, l'anno successivo, la visita di ben 1155 persone. Ma la distanza della città e le continue ingenti spese che il rifugio richiedeva, indusse la sezione di Torino a ritornarlo alla Sede Centrale. Nel frattempo la sezione di Verona era stata privata del suo bellissimo rifugio Verona al Colle Tasca (Alpi Venoste), acquisito nel 1926 e distrutto da un furioso incendio nel 1931. In sua sostituzione le fu proposto il rifugio Regina Elena: proposta che il C.D. della sezione di Verona accettò (1936) con entusiasmo. Il 30 agosto 1942 muore sul fronte russo il vicepresidente della sezione Gino Biasi al quale, in ricordo della sua intensa partecipazione alla vita sezionale, sarà intitolato l'ex Regina Elena. Ma le difficoltà sono sempre all'ordine del giorno: continue spese, vandalismo, terrorismo, obbligano la sezione ad interventi sempre più costosi. Ora la situazione sembra tornata alla normalità, dovuta anche al fattivo ed alacre impegno del gestore Erich Pichler. L'edificio posto su di un cocuzzolo attorniato dai ghiacciai, la sua storia, la suggestione del luogo, merita sicuramente una visita. Se nella solenne calma di una serata estiva vi capitasse di indugiare davanti al rifugio, ed ammirare laggiù le fioche luci della Val Ridanna, vi capiterà forse di sentirete il fruscio di una veste passare come una carezza sul vostro volto: è lo spirito vivente della dolce Sissi, che ancora aleggia su quel suo rifugio.

Nessun commento: