martedì 22 luglio 2008

tutti pronti per il Civetta

photo tratta dalla guida Kompass delle ferrate Dolomiti SUD
...siamo sui blocchi di partenza, sabato e domenica prossimi è programmata la gita che avrà come meta la cima del Civetta attraverso la "mitica" via degli alleghesi.
L'affluenza è delle grandi occasioni, previsti 13 partecipanti.

Confidiamo nel bel tempo e nelle foto !!

sabato 19 luglio 2008

un pensiero per Nones e Kehrer..

Nanga Parbat -
photo by Steve House
un pensiero accomuna noi impotenti alpinisti, forza ce la farete
da http://www.montagna.tv/?q=node/8087: "Visti di nuovo: Nones e Kehrer salgono verso la sella"
da
http://www.planetmountain.com/News/shownews1.lasso?l=1&keyid=36232 Per Karl Unterkircher +

A Campobrun si è fermato il tempo

(photo by www.magicoveneto.it)
Da L'Arena del 18 Luglio 2008:
Se le mucche immaginassero il paradiso, con buona probabilità se lo figurerebbero molto simile all’Alpe di Campobrun: una splendida conca a 1.800 metri di quota, ricca di erba verdissima punteggiata da fiori gialli, di una stalla accogliente e di malgari premurosi che provvedono alla mungitura due volte al giorno, lasciando poi liberi gli animali di pascolare in un luogo dove non esiste alcuna forma di pericolo né di disturbo. Insomma, un paradiso, con tanto di angeli che lo custodiscono.Due, per l’esattezza: Lino e Leone Peloso. Originari di Campofontana, i fratelli Peloso a Campobrun rappresentano ormai un’istituzione, fanno parte del paesaggio estivo. In quella malga situata nel cuore del Carega, su quei prati racchiusi fra i contrafforti settentrionali del monte Plische e quelli meridionali della Costa Media di Cima Carega, nella conca erbosa che rappresenta l’embrione di quella che poi diventerà la Val d’Illasi, Leone e Lino da più di 50 anni trascorrono l’estate con la mandria. Per l’esattezza dal 1953. La data non deve stupire, perché Lino e Leone hanno 79 e 76 anni.Siamo sicuramente di fronte a due fenomeni, perché al giorno d’oggi sono ben pochi, non solo in città ma anche in montagna, quelli che, passata la settantina, sono in grado di vivere tre mesi in una malga isolata senza acqua corrente, elettricità e senza telefono, dal momento che lassù non c’è segnale per i cellulari e men che meno la linea telefonica. Ma a loro va bene così. L’importante è stare lì, far pascolare le mucche su quei prati ricchi d’erba e di fiori e produrre burro, formaggio e ricotta. Tutti prodotti buonissimi e genuini.Il burro, poi, a detta di chiunque l’abbia assaggiato è il più buono della montagna veronese. E che questi prodotti, proprio perché genuini, non facciano male alcuno (alla faccia del colesterolo) ci sono Lino e Leone a dimostrarlo: burro, ricotta e formaggio sono il loro cibo quotidiano da mezzo secolo, eppure hanno entrambi un fisico asciutto e tonico da far invidia anche a un cinquantenne. Non si pensi che la vita del malgaro sia una vacanza, però. Lino o Leone sono sempre indaffarati, dalle sei del mattino fino a sera quando, dopo aver riportato le mucche in stalla ed averle munte per la seconda volta, finalmente si concedono la cena e una buona dormita. Ogni tanto, a dire il vero, Leone confessa di concedersi una breve pennichella pomeridiana, mentre Lino a riposarsi non ci pensa neppure: di poche parole, dotato di una resistenza alla fatica che ha dell’incredibile, vuole seguire minuto per minuto il ciclo di lavorazione dei prodotti caseari. E guai distrarlo. Tanto lavoro e tanto impegno vengono ricompensati soprattutto dal piacere di portare avanti una tradizione antica.Per loro, infatti, l’attività in malga più che un lavoro è una modo di vivere, oltre che un buon pretesto per portare le mucche su pascoli più alti di quelli di casa. «Se le tenessimo tutto l’anno a Campofontana», spiega Leone, «le nostre bestie mangerebbero tutta l’erba dei prati e non ne avremmo più da tagliare per fare le scorte di fieno per l’inverno. In più l’erba di Campobrun è un toccasana per gli animali che, quando tornano a Campofontana, sono più sani e più robusti». Purtroppo delle 40 mucche di proprietà dei Peloso, solo 25 possono essere portate a Campobrun. Il pascolo, infatti, non può fornire nutrimento ad un numero superiore di bestie. «Bisognerebbe che venissero tagliati un po’ di mughi», dice sempre Leone, «in modo da poter ampliare il terreno di pascolo. Una volta c’era spazio per una quarantina di animali, oggi ci dobbiamo accontentare. Ma a noi basta anche così».La malga attuale è stata costruita negli anni Cinquanta, quelle originarie risalgono alla fine del secolo scorso, ancora visibili a poche decine di metri dall’edificio. «Nella prima metà degli anni Cinquanta», racconta Leone, «lavoravamo nelle malghe vecchie. Dal 1957, cioè da quando è stata finita la malga nuova, quelle vecchie sono state abbandonate, ma c’è un progetto per il recupero. Sarebbe un vero peccato che andassero distrutte».(Eugenio Cipriani)
Fonte : L'Arena - 18 Luglio 2008

lunedì 14 luglio 2008

Via ferrata degli Alleghesi - Civetta

26-27 luglio 2008
Dolomiti - Alpinistica

La ferrata che sale lungo lo sperone est della Piccola Civetta, collegandosi poi alla cresta nord della Civetta per raggiungerne la cima, è un itinerario di grande bellezza, molto vario e impegnativo. Data la lunghezza, l'altitudine e l'ambiente severo, questa via ferrata deve essere affrontata con preparazione e solo in caso di bel tempo, poiché un improvviso cambiamento del meteo la può facilmente trasformare in una trappola. L'itinerario è segnato e per gran parte attrezzato, tranne alcuni tratti di cresta che in condizioni normali, senza ghiaccio o neve, non presentano particolari difficoltà.

Per info ed iscrizioni:
Silvano Pasquali tel 348 5232109
Andrea Negri tel 348 8727006—335 7186186
Quota d’iscrizione non soci Adm 3 €
ATTENZIONE: l'attività escursionistica e alpinistica è soggetta a rischi e pericoli soggettivi ed oggettivi. L'associazione Amici della montagna declina ogni responsabilità in ordine ad eventuali infortuni che dovessero verificarsi in danno dei partecipanti nel corso delle escursioni programmate. Si fa presente che l’Associazione Amici della Montagna ha natura prettamente amatoriale, senza scopi di lucro, ed i suoi organizzatori e capo gita non sono professionisti, ma semplici appassionati della montagna, le cui competenze ineriscono esclusivamente alla logistica ed all’illustrazione dei percorsi escursionistici. Si esclude, pertanto, l’assunzione da parte degli stessi di qualsivoglia responsabilità riguardanti la tutela dell’incolumità dei partecipanti. Si fa, infine, presente che la partecipazione alle gite da parte di minori è ammessa solamente laddove questi siano accompagnati da genitori o da accompagnatori adulti che se ne assumano ogni responsabilità.

Luogo e ora di partenza: Parcheggio di Verona Sud ore 7:30
Attrezzatura indispensabile:
Zaino e pedule/scarponi
Maglione, giacca a vento, cappello e guanti
Abbigliamento adeguato alla quota da raggiungere
Caschetto
Imbragatura e set da ferrata
Pranzo al sacco per il pranzo di sabato
E’ prevista la mezza pensione presso il rifugio Coldai (cena+pernottamento+colazione)
Difficoltà:
percorso alpinistico, via ferrata lunga con tratti di primo grado di arrampicata.
Richiede allenamento ed esperienza di percorsi attrezzati.
Dislivello e tempi:
1°giorno: 750 m. 2,30 ore (accesso al Rifugio Coldai)
Il primo giorno è prevista salita con un impianto, da Alleghe fino ai Piani di Pezzè.
2°giorno: 1150 m. di sola salita — 5 ore (solo salita)
Descrizione della Ferrata degli Alleghesi:
Dal rifugio Coldai (2132 m) si segue il Sentiero Tivan che aggira la Civetta sul lato orientale (n. 557). Raggiunta la sella pietrosa della Porta del Masaré (2320 m circa, 1 ora), si svolta a destra sul sentiero che porta all'attacco della ferrata, che sale per un evidente sperone roccioso. Seguendo i cavi metallici, sl perviene a un salto di roccia superabile grazie a scalette di ferro, e si prosegue sempre seguendo i segni rossi superando tratti esposti, canalini, camini e cenge, fino a una forcella tra una elevazione secondaria di Punta Civetta. Da qui, in leggera discesa, si raggiunge una cengia su cui si trova un grande masso, e si prosegue sempre seguendo i segni e gli ometti fino a guadagnare la cresta nord della Civetta, subito a sud della Punta Civetta. Si prosegue sempre sul versante est superando facili gradoni e ghiaie fin sotto Punta Tissi, andando a riprendere i cavi metallici dove la parete diventa di nuovo verticale. Si prosegue così lungamente seguendo i cavi per un canale e poi una serie di gradoni, sempre sul versante est, fino a portarsi sul filo di cresta con una spettacolare visuale sulla sottostante Vai Civetta e sul rifugio Tissi. Da qui si guadagna rapidamente la cima. La discesa è per la via Normale.

martedì 8 luglio 2008

Ferrate, seconda giovinezza - da www.larena.it

" Non hanno perso il loro fascino le vie ferrate del Gruppo del Carega, anche se da un certo punto di vista alpinistico sono state guardate in passato con sospetto se non addirittura odiate perché toglievano alla roccia la sua purezza e degradavano l’alpinismo. Invece un grande alpinista come Giancarlo Biasin, accademico del Cai, che nella sua breve vita aveva compiuto circa 180 salite, una cinquantina di sesto grado, aperto tre nuove vie sulle Alpi e diverse altre sulle Piccole Dolomiti, immaginava che le ferrate potessero portare in montagna anche chi per timore o doti atletiche se ne stava lontano.«Aveva il potere di trascinare anche i morti», hanno raccontano i suoi compagni di ascensioni ed è stato questo suo impulso probabilmente a fargli immaginare sul Gruppo del Carega nella parete di Passo Pertica, dove già aveva aperto tre difficili vie, di disegnare e cominciare a tracciare la ferrata che oggi porta il suo nome. Ardita via di roccia iniziata con la collaborazione di Ruggero Claudio che la completerà.La prima in assoluto, aperta 50 anni fa, è la ferrata «Carlo Campalani» lungo il roccioso e panoramico sperone sudest di Cima Carega. «È nata da un’intuizione di mio padre Nereo», racconta Ruggero Claudio, allora quindicenne. Il papà, ufficiale alpino alla Scuola militare di Aosta, aveva avuto per compagni nomi che hanno fatto la storia dell’alpinismo del ’900: Bramani, Castiglioni, Detassis, Soldà.Quando tornerà a Verona, a fine guerra, dopo essere scampato alla spedizione in Russia per il lavoro strategico alle fonderie La Cogne, farà l’ispettore del rifugio Scalorbi per il Gruppo alpino operaio (Gao) di Verona e lì, guardando nell’inverno la parete sudest di Cima Carega sgombra di neve grazie alla sua esposizione, immaginerà il tracciato di quella ferrata che sarà realizzata come un gioco e un divertimento nell’arco di un anno con l’aiuto di Bepi Bonazzi, Toni Conterno, Vittorio Marangoni, Renato Nicolis, il figlio quindicenne Ruggero, Sandra Righetti e Fernanda Testi addette alla cucina e ai rifornimenti.Tutti sono stati ricordati e ringraziati domenica al rifugio Scalorbi in una semplice cerimonia dal presidente del Gao Carlo Signoretto e dal vice Guido Blasi, sulle melodie del coro «La voce del Rengo», diretto dal maestro Piero Zamboni, che ha caricato l’evento dell’atmosfera tipica che caratterizza la solidarietà e l’amicizia tra la gente che frequenta la montagna per passione.La terza via attrezzata nel gruppo del Carega, molto frequentata dai veronesi, è il Sentiero Angelo Pojesi, che rispetto alle altre due vie patisce però la posizione meno esposta: il tracciato è per gran parte in ombra nella prima parte della giornata e impraticabile quando la neve copre i contrafforti del Carega verso la Val dei Ronchi. (Vittorio Zambaldo ) "
Fonte : L'Arena del 08 Luglio 2008

lunedì 7 luglio 2008

ieri ..28 anni fa. Serracco della Presanella

...alba del 29 giugno del 1980, Bruno Bettio e Stefano Tedeschi giovani alpinisti di Verona, si accingono a superare per primi, direttamente, senza far uso di mezzi artificiali, con la allora innovativa e moderna tecnica della piolet traction, il serracco della Presanella.
Trenta anni fa il serracco era molto gonfio, la parete ancora piena di ghiaccio e quindi le difficoltà molto più alte delle attuali. Un recente crollo del fronte del serracco (2006) ha reso questo percorso più abbordabile. L'originaria salita del 1980 presentava lunghi tratti di ghiaccio verticali, estremi per l'epoca.

28 anni dopo, domenica 28 giugno 2008 mi ritrovo a fianco dei "due" e del mio compagno Marco Demo. Saliamo al Rifugio Denza e bivacchiamo in tenda. Serata divertente e molto tranquilla, ottima scelta quella della tenda.
Partenza alle 3.30. L'eventualità di legarsi con i "due" e ripetere il serracco si è palesata più volte durante il buio percorso di avvicinamento....(orrore). Alla fine io e Marco scegliamo la più "mansueta" classica parete nord.
La mansueta Nord ci ha comunque molto impegnati: alte temperature, presenza di ghiaccio e qualche scarica di pietre.
I nostri amici sono stati sfortunati, quasi colpiti da una importante scarica di sassi sotto il serracco, hanno preferito fare retromarcia. Sarà per il prossimo anniversario ! le condizioni sono veramente cambiate, percorsi di questo tipo sembrano ormai percorribili soli inverno o primavera.
Mi auguro di mantenere il loro entusiasmo e tenacia nei prossimi anni ! c'è molto da imparare.

I SUONI DELLE DOLOMITI sui Lessini

fonte: http://www.isuonidelledolomiti.it/
" Unire le grandi passioni per l’arte e l’ambiente in un teatro naturale che non ha paragoni: le montagne del Trentino.Ecco I Suoni delle Dolomiti, un ciclo di concerti all’insegna della libertà e della naturalità in luoghi di straordinaria suggestione dove la musica viene proposta in piena sintonia con l’ambiente circostante.Al Festival partecipano musicisti di fama internazionale, artisti e amanti della montagna che nel rispetto dell’ambiente si uniscono al pubblico e raggiungono a piedi i luoghi dei concerti, strumento in spalla.In cammino verso l’arte e la natura. Tiziano MellariniAssessore all’Agricoltura, al Commercio e Turismo della Provincia autonoma di Trento "

Martedi 29 luglio c'è in programma "vicino" a noi:
Amalgamiamoci: Trekking musicaleProgetto Speciale per I Suoni delle Dolomiti
Da anni gli incontenibili tipi della Banda Osiris si danno appuntamento sulle Dolomiti per presentare nuovi progetti, quantomeno singolari ma sempre in piena sintonia con lo spirito e la collocazione ambientale del festival. Dopo varie incursioni nei pressi di rifugi, l’ideazione di una composizione per impianti di risalita, il viaggio dell’anno passato alla ricerca dei musicus dolomiticus, è adesso la volta di un vero e proprio trekking musicale. Il titolo è già tutto un programma: Amalgamiamoci. E c’è da stare sicuri che i quattro formidabili comici-musicisti ne faranno di tutti i colori, dando fondo al vastissimo bagaglio di musiche, gag e quant’altro di cui sono fornitissimi.

PROGRAMMA
Amalgamiamoci è un trekking musicale della durata di 3 ore, viene proposto 3 volte nell’arco del pomeriggio lungo un percorso circolare che parte e ritorna alla Busa di Malga Maia, passando dall’albero secolare La Regina e da Malga Corna Fessa.

I partecipanti potranno quindi optare per:
* Il primo trekking con inizio alle ore 14
* Il secondo trekking con inizio alle ore 15
* e Il terzo trekking con inizio alle ore 16
Alle ore 19.30 Gran Finale alla Busa di Malga Maia

mezzo secolo sulla campalani

Da L'Arena http://www.larena.it/ del 5 luglio 2008
Compie cinquant’anni la ferrata «Carlo Campalani», sullo sperone sudest di Cima Carega, e l’anniversario sarà celebrato domani, una domenica proprio come mezzo secolo fa, quando gli associati del Gruppo alpino operaio (Gao) di Verona tagliarono il nastro e scoprirono la stele in marmo dedicata a Campalani. L’idea era partita due anni prima da un gruppo di amici, Bepi Bonazzi, Antonio Conterno, Claudio e Ruggero Nereo, Renato Nicolis, Vittorio Marangoni, Sandra Righetti e Fernanda Testi, che avevano voluto realizzare fra le montagne di casa qualcosa di duraturo che soddisfacesse la loro passione per l’alpinismo e desse lustro all’associazione. Fu scontato dedicare l’opera a Carlo Campalani, classe 1928, morto nel 1955, giovane segretario del Gao e alpinista appassionato, stroncato dalla malattia. Quando fu individuato come ideale il percorso lungo l’anticima sudest del Carega, che divide il vallone della Teleferica da quello di Campobrun, i gaoini di allora, aiutati da mogli e fidanzate, si adoperarono tutti i fine settimana per concretizzare l’opera, tenendo come base operativa il rifugio Scalorbi. Da lì partivano con tutta l’attrezzatura e ogni giorno era un chiodo in più, una staffa, un primo tratto di corda metallica. Occorre considerare che allora non si usavano né generatori di corrente né elicotteri e tutto veniva eseguito manualmente: dal trasporto del cemento agli ancoraggi in ferro. Il lavoro durò un anno, ma portò alla realizzazione della prima via ferrata delle Piccole Dolomiti: oltre 150 metri di sviluppo che attrassero l’immediato interesse di un gran numero di escursionisti, affascinati dalla possibilità di affrontare in sicurezza un percorso alpinistico. La realizzazione fu solo il primo passo, perché da allora e per cinquant’anni l’opera ha avuto bisogno di continua manutenzione e cura, come richiedono le più severe norme sulla sicurezza. Uno di loro, Silvano Brescianini, nel 1983, per i primi 25 anni dell’opera, la rifece completamente, assistito da Franco Baschera, gestore del Fraccaroli, da Renzo Giuliani, che coordinò i lavori e da tanti amici. Da allora Brescianini è diventato l’angelo custode della ferrata, perché non passa stagione che non sia sul posto a controllare, sostituire, modificare secondo le continue e più restrittive norme, sempre coadiuvato da amici e soci. L’appuntamento per il cinquantenario è, come allora, al rifugio Scalorbi domani alle 8. Un gruppo, di cui farà parte anche Renato Nicolis, 80 anni, tra i realizzatori dell’opera, partirà per affrontare la via attrezzata. Altri seguiranno il sentiero normale e per tutti l’appuntamento è al Fraccaroli, dove gli amici della sezione «Battisti» del Cai si adopereranno per un brindisi in amicizia fra due delle più belle e storiche realtà alpinistiche veronesi. Si tornerà insieme allo Scalorbi per la messa delle 11.30, animata dal coro Il Rengo, diretto dal maestro Piero Zamboni. Poi seguirà il pranzo al rifugio e la consegna di un riconoscimento a quanti hanno contribuito a realizzare e a mantenere efficiente la via ferrata.
di Vittorio Zambaldo da l'Arena di Verona del 5 luglio

martedì 1 luglio 2008

Vediamoci in Paradiso, slogan per il nuovo rifugio Chierego (L'Arena)

Da L'Arena www.larena.it del 1 luglio 2008
photo by www.verona.com
«Vediamoci in Paradiso» è lo slogan lanciato da Stefano Lorenzetto, editorialista del Giornale ed ex caporedattore dell’Arena, al convegno organizzato dalla Comunità montana del Baldo al rifugio Chierego. Spiega il presidente Cipriano Castellani: «Siamo qui per il passaggio di proprietà del rifugio dal Club alpino italiano (Cai) alla Comunità montana. Il 30 giugno è anche il terzo anniversario della riapertura degli impianti di risalita sul Baldo. È una giornata di studio quindi sul rapporto fra territorio e turismo». La Provincia di Verona ha contribuito economicamente all’acquisto del rifugio Chierego e al restauro degli impianti di risalita; a rappresentarla c’erano il vicepresidente Antonio Pastorello e Loris Danielli, amministratore di Provincia di Verona Turismo Srl. Il presidente della società Prada-Monte Baldo Srl, Marco Bisagno ha ricordato il valore della seggiovia.Lorenzetto sta preparando un libro dal titolo Baldus, edito da Marsilio in italiana e inglese, voluto dalla Comunità del Baldo. «Con me», ha spiegato il giornalista, «scriveranno anche Vasco Senatore Gondola, Bartolo Fracaroli, Cecilia Tomezzoli, Angelo Peretti ed Eugenio Cipriani. Le foto sono della famosa guida alpina trentina, Daniele Lira».Sarà stata la giornata particolarmente limpida, post-temporale, che ha reso il paesaggio contemplativo, ma sia Fracaroli che Lorenzetto si sono commossi ripercorrendo la storia di queste vette. Fracaroli ha spiegato: «Il Chierego può diventare il perno della conoscenza naturalistica globale del Baldo e la chiave di lettura delle sue risorse, compresa la base per lo studio e il trekking dal massiccio alla Lessinia. Su 52mila specie di farfalle in Italia, 27mila sono sul Baldo, ma è ancora proibito parlare di Parco. Purtroppo sulle fonti di informazione compare sempre il versante trentino nella promozione di questo meraviglioso luogo, dimenticando spesso la parte veronese che è ricchissima e valico di migrazioni. Da questa sella, a metà del 1944, passarono i sette partigiani provenienti da Pasubio che fondarono la divisione Avesani, ricordata in un cippo bellissimo». E ancora: «I rifugi non sono più i tavolacci di una volta e il Chierego credo sia l’unico a possedere anche una piccola biblioteca».Lorenzetto ha proposto diverse iniziative: «Questa è un’oasi di silenzio e tale deve restare. Ci sono centinaia di vegetali da cui si traggono terapie erboristiche. Ci dovrebbe essere un festival dei cori di montagna, come anche un concerto estemporaneo della scuola veneziana, oppure un concerto sotto le stelle, il più alto in quota; notturne per bambini; l’osservatorio astronomico dovrebbe rimanere aperto tutte le sere dell’anno. Bisogna rilanciare l’enogastronomia: ci sono quattro tipi di polenta; fare una scuola di micologia e di zoologia».(Annamaria Schiano)

mercoledì 25 giugno 2008

Alla scoperta della Grotta del sogno

[Fonte : L'Arena del 20 Giugno 2008]
Da domani fino a domenica 14 settembre, compreso il giorno di Ferragosto, è aperta ogni fine settimana la Grotta di monte Capriolo, dalle 15 alle 19 il sabato e la domenica anche dalle 10 alle 12. Sono possibili visite guidate a cura degli speleologi della Commissione speleologica veronese (Csv) anche in altri giorni e orari, previa prenotazione ai seguenti numeri telefonici: 045-918484 oppure 045-562573.La Grotta di monte Capriolo, nota anche come Grotta di Roverè 1000 o Grotta del sogno, si apre a quota 1005 metri, in contrada Capraia, poco oltre l’abitato di Roverè, dopo una leggera deviazione ben segnalata lungo la strada che porta a Velo.È la più importante grotta turistica esistente in Lessinia e la più visitata del Veneto, formata da due saloni di crollo che comunicano attraverso un passaggio artificiale. Il primo è un pozzo di crollo, il secondo invece raggiunge notevoli dimensioni ed è fortemente concrezionato.Il soffitto, le pareti e il pavimento di questa grande sala sono ricoperti di stupende stalattiti, stalagmiti, colonne, coralloidi, colate, vele e cortine, concrezioni eccentriche, uno scenario fiabesco che incanta il visitatore. Il percorso turistico, di circa 110 metri, si snoda lungo un sentiero attrezzato che permette al visitatore di addentrarsi in tutta sicurezza, mentre lo sviluppo totale della grotta è di 242 metri con un dislivello di 75 metri e una temperatura che si mantiene costante attorno ai 9 gradi.La grotta fu scoperta e rilevata per la prima volta nel 1957 dal gruppo grotte Falchi di Verona e dieci anni dopo il gruppo grotte Crisv (Centro ricerche idrologiche speleologiche Verona) con il professor Perin ne abbozzò un percorso turistico, realizzato nel 1972 dal Gruppo amici della montagna (Gam) e dal Crisv in collaborazione con la Pro loco di Roverè.Sono del 1995 le scoperte del Gruppo speleologico del Club alpino italiano di Verona di ulteriori proseguimenti che hanno portato allo sviluppo della grotta come oggi si conosce.Dopo quasi trent’anni di utilizzo a scopo turistico e didattico della grotta, grazie al lavoro degli aderenti alla Commissione speleologica veronese e all’appoggio economico di Comunale e Parco della Lessinia, sono stati effettuati importanti lavori di manutenzione delle strutture interne e di messa in sicurezza degli impianti di illuminazione.Si continua intanto a lavorare per nuove transenne, per un terrario con animali cavernicoli e un acquario. Infatti dal 1993 sono iniziati studi biologici, idrogeologici e di tutela ambientale della cavità carsica con la posa di diverse strumentazioni per il monitoraggio, che hanno permesso di segnalare la presenza di numerose specie cavernicole: ragni troglofili (Meta menardi e Nesticus eremita), pseudoscorpioni (Chtonius lessiniensis), coleotteri Cholevidi, e una Neobatyscia in corso di studio, probabilmente appartenente ad una nuova specie.L’abitante più diffuso nella grotta è Laemostenus schreibersi, un carabide troglofilo, predatore. (Vittorio Zambaldo)

venerdì 20 giugno 2008

Domenica 6 luglio 2008 - Dolomiti

Photo by http://www.summitpost.org/

Domenica 6 luglio 2008 - Dolomiti
Viaggio in pullmann

..intorno al Sassolungo
Il gruppo del Sassolungo è uno dei più piccoli ma anche dei più grandiosi tra i gruppi dolomitici, con il Sassolungo vero e proprio, alto 3181 metri e, separate dalla Forcella Sassolungo, le torri delle Cinque dita, la Punta Grohmann e la Torre Innerkofler e il Sasso Piatto, praticamente al centro delle Dolomiti Occidentali. Il Giro attorno al Sassolungo attraverso la Forcella Sassolungo è una delle escursioni più suggestive della zona, in quanto porta nel cuore dell’ambiente verticale delle torri e delle pareti dolomitiche, là dove hanno inizio difficili itinerari alpinistici che segnarono la storia di queste montagne.

Per info ed iscrizioni:
È indispensabile l’iscrizione, i posti in pullmann sono limitati
Luciano Mozzo tel 329 6478906
Gianluca Passarini tel 346 5784364
Quota d’iscrizione 18 € (21 € per i non soci Adm)
da versare al momento dell’iscrizione (comprende il viaggio in pullmann)
La sede Adm è aperta mercoledì 2 luglio dalle ore 20,30 alle ore 22,00 presso Corte Salvi – ex Municipio a Bovolone –
ATTENZIONE: l'attività escursionistica e alpinistica è soggetta a rischi e pericoli soggettivi ed oggettivi. L'associazione Amici della montagna declina ogni responsabilità in ordine ad eventuali infortuni che dovessero verificarsi in danno dei partecipanti nel corso delle escursioni programmate. Si fa presente che l’Associazione Amici della Montagna ha natura prettamente amatoriale, senza scopi di lucro, ed i suoi organizzatori e capo gita non sono professionisti, ma semplici appassionati della montagna, le cui competenze ineriscono esclusivamente alla logistica ed all’illustrazione dei percorsi escursionistici. Si esclude, pertanto, l’assunzione da parte degli stessi di qualsivoglia responsabilità riguardanti la tutela dell’incolumità dei partecipanti. Si fa, infine, presente che la partecipazione alle gite da parte di minori è ammessa solamente laddove questi siano accompagnati da genitori o da accompagnatori adulti che se ne assumano ogni responsabilità.

Luogo e ora di partenza: Parcheggio di Verona Sud ore 6:30, si raccomanda la massima puntualità.
Attrezzatura indispensabile:
Zaino e pedule/scarponi
Maglione, giacca a vento, cappello e guanti
Pranzo al sacco
Difficoltà: E (percorso escursionistico) L’itinerario non presenta difficoltà tecniche, né dislivelli particolari
Dislivello e tempi: 500 m. di salita - 500 m. di discesa - ore 5.00
Descrizione: La località di partenza è il Passo Sella, a 2190 m., dal quale seguendo il segnavia 525 si raggiunge direttamente la Forcella Sassolungo, a 2681 m. dove sorge il Rifugio Demetz. Si possono evitare questi 500 m di dislivello iniziale usufruendo di un impianto di risalita a pagamento.
Si scende sul fondo del vallone stretto e roccioso che divide in due il versante occidentale del Gruppo del Sassolungo. Giunti in vista del Rifugio Vicenza, sulla sinistra ai piedi di uno sperone roccioso che scende dal Sasso Piatto, si lascia il fondo del vallone e sempre seguendo il medesimo sentiero ci si porta al Rifugio Vicenza, a 2252 metri. Dal rif. si scende a valle lungo il ghiaione fino a quando non si dirama sulla destra un sentiero, indicato dal segnavia 526, che si segue portandosi sul versante opposto del vallone, tagliando una ripida scarpata di fasce detritiche e pendii erbosi alla base del roccioso versante nord-ovest del Sassolungo. Si giunge così al Col de Mesdì, a 2160 m., presso gli impianti di risalita che salgono da Santa Cristina di Valgardena. Da qui ci si abbassa per i vasti ripiani a pascolo del Mont de Sòurà e continuando sulla destra nel bosco di cembri ci si porta sul fondo della Valle d’Ampezzàn, ai piedi dell’impressionante parete nord del Sassolungo, alta 1000 m. Superato il Rio Ampezzàn, trascurando i sentieri che scendono a sinistra verso l’Albergo Monte Pana, si sale per l’ampio vallone con roccioni affioranti fino alla larga forcella ove si trova il Rifugio Comici, a 2155 m. Da qui si prosegue con una lunga e panoramica traversata a mezza costa lungo le basi erbose che sostengono il Sassolungo. Scavalcato uno sperone si traversa una vasta frana detta la “Città dei Sassi”, raggiungendo i prati del Passo Sella.

FUMANE «Merenda» preistorica e nottate nella grotta

Da L'Arena www.larena.it del 20 giugno 2008
«Una merenda preistorica» è stata organizzata sabato 28 giugno alle 15 in città, a Villa Are sulle Torricelle, dal professor Alberto Castagna, che è anche guida nella grotta di Fumane. Il luogo, gestito dall’associazione omonima, è particolarmente suggestivo: è possibile visitare una fattoria didattica, un roccolo dove i cacciatori catturavano gli uccelli da usare come richiamo, un bosco di olivi secolari, vigneti e alberi da frutto. «In questo luogo molto bello si svolgeranno tutta una serie di attività legate al modo di vivere degli uomini preistorici, che avevano scelto di abitare in questi luoghi» racconta il professor Castagna. «Ci sarà il gruppo che proporrà dipinti sulla pietra, un’altro che racconterà fiabe preistoriche, il personale dal Museo di Sant’Anna d’Alfaedo spiegherà come decorare le placchette». Castagna, invece, si esibirà nella scheggiatura della selce per ricavarne punte, raschiatoi, frecce. Insomma, verrà ricostruita una giornata-tipo degli uomini primitivi: quali attività svolgevano e che oggetti realizzavano. L’iniziativa si ricollega alle «notti magiche» che si svolgono all’interno della Grotta di Fumane, o Riparo Solinas: dopo il primo appuntamento, che si è tenuto il 24 maggio, e ha registrato il tutto esaurito, l’iniziativa verrà riproposta sabato 28 e il 5 luglio. Inutile cercare dei posti: le prenotazioni sono già al completo, a testimonianza del fatto che questa iniziativa ha sollevato grande curiosità.G.G.

lunedì 16 giugno 2008

Rinviata per maltempo...

... la gita di Cima Tombea.
A domenica 22 giugno, con le medesime modalità. Nuova scheda gita.

domenica 8 giugno 2008

Ecco tutti i fiori del Baldo

[Fonte: L'Arena del 07 giugno 2008]
" Dalla passione per i funghi è sbocciata, prorompente, quella per i fiori, specialmente per «I fiori del Monte Baldo». Il volume, è del veronese Antonio Testi, 65 anni, che ne ha visti, cercati, fotografati, studiati e schedati ben 1231, per un totale di 1455 immagini, tra cui anche panorami e cartine geografiche. Sono 785 pagine, il lavoro finora più completo sui fiori che crescono abbarbicati al «Paterno Monte», l’Orto botanico d’Europa.Antonio Testi, presidente del gruppo micologico «Caro Massalongo» che fa base al centro d’incontro della terza circoscrizione, lo ha presentato nell’auditorium della Gran Guardia, con una conferenza. E siccome è anche membro nel «Coro Scaligero dell’Alpe Cai (Club alpino italiano) Verona», i suoi amici hanno arricchito di voci la serata.Un tema strettamente connesso all’amore per la natura, in particolare per la montagna che Testi, in gioventù rocciatore, ha sempre adorato e dove ha conosciuto la moglie Paola Zampicinini, che lo ha poi accompagnato tra i sentieri del Baldo, alla scoperta dei fiori. Nel libro riporta il numero di riferimento della «Flora d’Italia», opera omnia del botanico Sandro Pignatti, dimensioni, periodo di fioritura e luogo di crescita della pianta.Negli anni Settanta faceva qualcosa del genere con i funghi: «Sono sempre andato in giro con la macchina fotografica e mi piaceva riprenderli», rammenta. «Poi hanno iniziato a colpirmi i fiori, che sul Baldo sono tantissimi. I migliori», sorride. «Mi sono accorto che non c’erano opere complete, che molte avevano foto in bianco e nero e ho cominciato a lavorare con quest’obiettivo». «Ce ne sono tantissimi, Se poi s’inquadrino da vicino rivelano forme inimmaginabili, quasi di cose animate o animali». Come la «bambolina dagli occhi di gatto» in ogni petalo dell’«Orchis purpurea».Scatti immortalati con la «storica» Hasselblad (pellicola, medio formato, un mito senza ruggine), proiettati su grande schermo. Da notare che la nomenclatura non è solo in italiano e latino, ma anche in tedesco «Die Blumen des Monte Baldo». «Perché i tedeschi apprezzano da più tempo e forse più di noi quest’incredibile tesoro che abbiamo sempre sotto gli occhi, ma loro fanno chilometri per venire a vedere», chiude Testi, che tocca così il traguardo del quinto volume, dopo «Fiori di Montagna» , «I funghi conoscerli e cucinarli», «Il libro dei funghi d’Italia», «Nuovo Atlante degli alberi d’Italia» pubblicati per l’editrice Demetra.(Barbara Bertasi) "
INFO: http://www.fioridelbaldo.net/index.htm